Presentazione del libro “Per una storia della Quarta Internazionale”di Livio Maitan English Edition IIRE and Resistance Book 2019 “Memoirs of a critical communist” London 9 novembre 2019

Presentazione di Franco Turigliatto

Voglio in primo luogo ringraziare gli organizzatori di questo incontro, l’Istituto Internazionale che ha pubblicato il libro di Livio Maitan, il traduttore Gregor Benton che si è fatto carico di un grande lavoro e Penny Duggan che ha corredato il testo di un ampio e utilissimo apparato di note.

  1. Ho incontrato per la prima volta Livio Maitan nella primavera del 1969 a Torino a una piccola assemblea sul maggio ’68 in Francia. Avevo partecipato alla nascita del movimento studentesco universitario nella mia città dall’inizio del 1967 e la lettura nel 1968 de “La Rivoluzione tradita” e di alcune pubblicazioni trotskiste mi avevano spinto a ricercare un riferimento politico nella organizzazione della Quarta Internazionale.
    Avrei incontrato Livio l’ultima volta all’inizio del settembre del 2004 a casa sua, all’estrema periferia di Roma; mi aveva chiamato urgentemente per darmi indicazioni precise su cosa avrei dovuto fare dei suoi libri e delle sue documentazioni cartacee dopo la sua morte. Lasciata la casa telefonai al figlio Marco per chiedere notizie della sua salute, che mi rassicurò sulle condizioni di suo padre, che non erano certo ottimali, ma non tali da metterne a repentaglio la vita nell’immediato. Non era questa la scelta di Livio, che avendo sempre più difficoltà a leggere e a scrivere, considerava ormai il suo tempo finito; si spense di lì a qualche giorno, non prima però di aver telefonato a un’altra compagna storica della Quarta, Lidia Cirillo indicandole quali avrebbero dovuto essere gli oratori alla sua cerimonia funebre, la stessa Lidia, Alain Krivine e Fausto Bertinotti.
  2. Per 35 anni ho dunque discusso e lavorato con Livio, imparando da lui molte cose, discutendo ed anche provando a superare con altri e con incerti risultati, quelli che ritenevamo i limiti della generazione precedente alla mia alla luce delle grandi mobilitazioni degli anni 60 e poi soprattutto di quelle degli anni’70 in Italia fino all’ultima importante esperienza politica comune, la partecipazione della nostra corrente all’attività e alla dialettica politica di Rifondazione comunista. Tanti incontri, tante passioni politiche, tante manifestazioni e discussioni e tante anche partecipazioni alle riunioni internazionali della Quarta a Bruxelles, a Parigi, ad Amsterdam dove dividevo con lui le strette camerette dell’Istituto Internazionale.
    Questo libro sulla storia della Quarta Internazionale è l’ultimo libro di Livio, uno dei tanti che ha scritto per non parlare degli innumerevoli articoli prodotti nel corso della sua militanza politica.
    In proposito voglio ricordare che il suo grande Patrimonio librario (4100 volumi, una raccolta di 300 testate di periodici, vasto archivio documentale) è raccolto nella Biblioteca Livio Maitan a Roma gestito da compagni nostri. La Biblioteca fa parte del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), la rete delle biblioteche italiane promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è accessibile al pubblico.
  3. Livio, che come lui stesso ha scritto, ha ritenuto di comporre questo libro (preceduto da “La strada percorsa” dove ripercorre la sua militanza nelle vicende politiche e sociali italiane) per lasciare una testimonianza che altri non avevano fatto o che non potevano fare; non una vera storia, che richiederà un lavoro collettivo ben più ampio, ma la traccia di un percorso, la mappatura di una vicenda, tanto più valida perché offre una prima indicativa fotografia in bianco e nero.
    Analisi dei grandi avvenimenti mondiali e delle problematiche internazionali, dinamiche del capitalismo, processi rivoluzionari, costruzione e vicende delle organizzazioni nazionali, rotture e ricomposizioni, dibattiti e congressi vengono infatti esaminati con estrema attenzione e puntualità da parte dell’autore. Così come attente ricostruzioni vengono dedicate alle vicende di molti paesi e alle organizzazioni nazionali, Sri Lanka Bolivia, Argentina, Brasile, Messico, Iran, Polonia, Spagna, Francia, la lista è molto lunga. Un corposo capitolo centrale propone un bilancio della costruzione della Q.I. nei 30 anni successivi alla II guerra mondiale.
    Questo libro sulla storia della Quarta Internazionale è incompiuto per due ragioni: l’autore, come precisa lui stesso, non ha potuto stendere la seconda parte del testo con gli stessi criteri metodologici utilizzati nella prima parte, declinando sempre più le sue forze; ma ancor più incompiuto perché non ha avuto la possibilità di scrivere neppure una riga del capitolo finale che aveva concepito per il periodo dal 1993 al 2003 e che avrebbe dovuto concludersi con la nascita del movimento altermondialista.
  4. Il primo omaggio che deve essere reso a Livio e a una intera generazione di militanti è di aver saputo reggere, dal punto di vista personale, collettivo ed intellettuale, alle correnti avverse dei tempi, a coloro che volevano semplificare una realtà storica drammatica, a difendere un metodo di analisi marxista per comprendere le strade perverse e tragiche intraprese dagli avvenimenti storici e dal movimento operaio; provare a capire il fenomeno dello stalinismo, a combatterlo, senza mai rinunciare alla lotta contro il capitalismo difendendo una concezione e un progetto di società socialista intesa come democrazia, partecipazione, potere ed autogestione delle lavoratrici e dei lavoratori, contro venti e maree e contro ogni facile e falsa semplificazione.
    La ricostruzione storica di Livio acquista una dimensione diretta e personale dal 1947, anno in cui aderisce alla Quarta Internazionale e ancor più negli anni successivi quando acquista un ruolo centrale nella vita politica e nella direzione di questa organizzazione.
  5. Dal libro, a mio giudizio, emergono tre fasi politiche ed organizzative della storia della Quarta Internazionale nel secondo dopoguerra: la prima è quella di una organizzazione che dispone di forze molto limitate impegnata a comprendere, in uno sforzo quasi titanico, quali siano le nuove dinamiche dello scontro di classe internazionale che hanno assunto caratteristiche assai diverse rispetto ad esperienze del passato e a previsioni politiche che su di esse si basavano.
    La seconda è quella dell’ascesa dei grandi movimenti di massa degli anni degli anni ’60 e ’70 che permette uno sviluppo organizzativo e politico ed un inserimento, pur sempre minoritario, ma consistente, in alcuni paesi e una struttura organizzativa centrale che spinge l’organizzazione a darsi nuovi compiti e a nutrire grandi speranze su un suo possibile ruolo politico.
    La terza è quella che si produce con lo sviluppo e il successo della controffensiva capitalista che ricaccia indietro i movimenti e che si traduce politicamente in quello che viene chiamato il “disincanto”.
  6. Il primo periodo che arriva fin quasi alla soglia degli anni ’60 presenta un quadro di forze numericamente assai deboli, ma politicamente molto agguerrite che cercano di coprire la grande distanza esistente tra la loro ridotta capacità operativa e la grandezza degli avvenimenti mondiali della lotta di classe. L’analisi per comprendere il nuovo quadro mondiale emerso dopo la seconda guerra mondiale impegna il gruppo dirigente in un enorme sforzo di lettura e d’interpretazione e quindi inevitabilmente anche in errori, difficili discussioni e lacerazioni: comprendere la realtà e superare anche alcuni schemi del passato per non smarrirsi.
    L’elenco delle problematiche è complesso:
    La rottura tra Mosca e Belgrado, la vittoria rivoluzionaria in Cina, la guerra fredda e la guerra di Corea, l’ascesa e il declino dello stalinismo, le rivolte in Ungheria e Polonia e il XX congresso del PCUS, la discussione sulla possibilità o meno di una uscita riformista dalle dittature staliniane, l’acquisizione piena della democrazia socialista con la pluralità dei partiti, ed infine la rivoluzione algerina che per tutta una fase sarà centrale nella vita dell’Internazionale; e, sul piano organizzativo, il rapporto con i partiti di massa, socialdemocratici e comunisti con la scelta dell’entrismo nel tentativo di uscire dalla marginalità rispetto alla realtà concreta della lotta di classe.
    Nel racconto di Livio si comprendono gli sforzi enormi (e quindi anche gli errori) che i dirigenti della Quarta cercano di fare per essere all’altezza di una sfida politica e strategica non avendo una interfaccia con settori di massa della classe che permettano di stabilire ponti meno fragili per superare la distanza tra l’analisi e le capacità pratiche concrete.
    Si è molto ironizzato sulle violente discussioni e sulle conseguenti divisioni, ma è anche vero che le discussioni avvenivano su elementi reali; difficile ed anche impossibile pretendere di avere risposte compiute non disponendo di tutti gli elementi in campo, tanto più quando si entrava nella concretezza delle problematiche nazionali di alcuni paesi.
    Proprio nella capacità di Livio di dare conto paziente di queste discussioni e divisioni, nel contesto di una sua partecipazione, che lui stesso definisce inevitabilmente partigiana, è possibile cominciare a capire le caratteristiche di questo periodo della Quarta Internazionale.
  7. Con l’inizio degli anni ’60, in primo luogo sotto l’impulso della rivoluzione algerina e poi di quella cubana, si determinano condizioni nuove per la costruzione dell’Internazionale a partire dalla sua attività antimperialista; il dibattito è segnato da una presenza organizzativa che comincia a mutare in positivo con una maggiore vivacità di alcuni sezioni; sono anche gli anni della rottura con uno dei fondatori della Quarta, Michel Pablo, ma anche e soprattutto del processo di riunificazione che giunge a compimento nel 1963.
    Siano alla vigilia del ’68 che vedrà i grandi movimenti studenteschi, il Maggio francese, l’offensiva del Tet in Vietnam, le vicende cecoslovacche e polacche e poi le grandi lotte operaie in alcuni paesi di Europa e, pochi anni dopo, la caduta delle dittature nella penisola iberica. Sono gli avvenimenti che mutano il quadro politico/organizzativo su cui si costruisce la Quarta.
    Per la prima volta la crescita organizzativa è importante e coinvolge diverse sezioni che cominciano ad avere una diversa capacità di intervento, anche se pur sempre minoritaria nella società e nella lotta di classe., Sono anni cruciali e drammatici per l’America Latina dopo l’assassinio del Che in Bolivia e lo sviluppo della guerriglia in alcuni paesi e la conseguente aspra e difficile discussione sulle scelte della Quarta che segnano il XI congresso del 1969 e poi il successivo del 1974. In queste vicende e discussioni Livio ha un ruolo importante e centrale; vicende che certo Livio può solo rappresentare in parte per il forte e diretto coinvolgimento avuto in prima persona.
    Per quanto riguarda il sottoscritto, avendo aderito alla Quarta nel ’69 e poi partecipato al X congresso del 1974, ho letto queste parti del testo in modo più diretto e partecipato, confrontandolo con i miei ricordi personali e ancor più negli anni successivi, avendo cominciato a frequentare le riunioni del Segretario Unificato dal’ 78.
    Sono gli anni in cui lo sforzo per dare espressione concreta alla Quarta come organizzazione internazionale è più consistente con la messa in piedi di un gruppo dirigente centrale più forte e quotidianamente operativo, con un impegno qualitativamente superiore nel seguire la costruzione delle sezioni. E non dimentichiamoci la realizzazione delle pubblicazioni a partire da Inprecor e International Viewpoint. La scelta di potenziare ulteriormente il centro della Quarta viene confermato nel congresso del 1979. Dopo il congresso viene anche deciso di rilanciare la rivista Quatrième Internationale che sarà diretta da Livio e che sarà pubblicata dalla seconda metà del 1980 fino al 1993.
    Sono anche anni di grandi speranze, che di volta in volta coinvolgono paesi e sezioni diverse, molte volte però seguite a distanza più o meno breve da sconfitte delle classi subalterne che travolgono anche le nostre organizzazioni e/o da errori che producono arretramenti ed anche cocenti delusioni.
    Sono gli anni prima e dopo il congresso del 1974, di grandi scontri di frazione, in particolare tra le organizzazioni in Europa e quelle dell’America del Nord, ma anche con la corrente di Moreno in America latina; in parte queste divergenze vengono superate con la costruzione del cosiddetto Focus per il congresso del 1979 sulla base di 4 documenti: internazionale, sull’Europa, sull’America latina e quello centrale sul movimento delle donne.
    Ma la vigilia del congresso registra la rottura della corrente morenista.
    L’XI congresso è anche quello della svolta verso l’industria nel tentativo di costruire le sezioni nella classe lavoratrice, svolta che conobbe ben presto grandi difficoltà ed insuccessi in primo luogo per cause oggettive; l’evoluzione della situazione economica ed occupazionale combinata con lo sviluppo della offensiva conservatrice avrebbe reso assai impervio questo compito.
    E’ anche l’anno in cui viene approfondita la discussione sulla concezione della società post rivoluzionaria attraverso un testo programmatico “Dittatura del proletariato e democrazia socialista”, sul quale il compagno Mandel ha lavorato incessantemente per anni.
    Livio sintetizza le acquisizioni e i limiti di quel congresso in un capitoletto dal titolo quanto mai sintomatico: “Un bilancio realistico”. Né rinuncia a segnalare una serie di suoi rilievi critici rispetto ad alcune elaborazioni e scelte, come per altro si rileva anche in altre parti del testo, rispetto alle scelte della direzione.
  8. Il congresso successivo svoltosi nel 1985, se pure vede l’Internazionale mantenere grosso modo le stesse forze organizzate, si svolge però nel quadro di una forte offensiva conservatrice della borghesia, di nuove gravi divergenze interne che porteranno alla rottura politica del SWP americano nel 1990 e soprattutto alla verifica e alla consapevolezza che il periodo della crescita è terminato. La relazione di Daniel Bensaid da conto di questa valutazione più realista, introducendo anche elementi autocritici e ripensamenti sul funzionamento dell’Internazionale.
    Ripensamenti che porteranno negli anni successi al ritorno nell’attività delle sezioni nazionali di quadri che avevano costituito l’asse della struttura centrale di direzione dell’internazionale, scelta per altro non molto condivisa da Livio stesso. Sono anche gli anni in cui però si rafforza e si stabilizza il ruolo dell’Istituto di Amsterdam e poi l’appuntamento annuale internazionalista del campo giovani.
    Sul piano politico verrà avanzato un nuovo orientamento anche in base ad alcune positive esperienze nazionali, quello che sarà riassunto nel termine “raggruppamenti”, cioè la formazione e/o partecipazione ad esperienze politiche organizzative con altre correnti anticapitaliste.
    Livio ripercorre questi anni in forme molto più sintetiche per le ragioni addotte nella sua introduzione, ma non per questo viene meno la sua capacità di indicare le tracce essenziali di questa nuova fase della vita della Quarta Internazionale.
    In quegli anni, Livio, pur mantenendo tutti gli impegni internazionali, è fortemente coinvolto nelle vicende di Partito della Rifondazione comunista, alla cui costruzione la sezione italiana partecipa attivamente. Seguirà con impegno e passione non solo i dibattiti interni al PRC, ma anche le marce europee per il lavoro, poi le grandi giornate di Genova del 2000 e quelle del social Forum di Firenze del 2003.
  9. Così la sua storia della Quarta si conclude con il congresso del 1995, il congresso del “disincanto” un congresso che come Livio scrive e segnato dalla triplice “mutation”, quella della situazione mondiale con il crollo dell’URSS, quella del crollo dello stalinismo col permanere del capitalismo, se pur fortemente in crisi, quella nella sinistra anticapitalista mondiale e della Quarta Internazionale.
    I testi prodotti diventano più indefiniti; prevalgono, le considerazioni problematiche e le ipotesi di lavoro. Negli anni successivi nonostante le grandi speranze suscitate dal movimento altermondialista ed alcuni parziali successi anche organizzativi, (avrebbero avuto il respiro breve), il quadro della situazione internazionale sarebbe stato segnato dalle sconfitte del movimento dei lavoratori e dall’affermarsi dell’offensiva neoliberista, nonostante le numerose ed importanti resistenze sociali che si sono prodotte.
    Per fortuna le contraddizioni del capitalismo e delle sue politiche liberiste tornano a produrre nuovi grandi movimenti di massa in numerosi paesi in tutto il mondo come possiamo constatare in questi mesi e anche in questi ultimi giorni, così come il grande movimento internazionale delle donne e quello contro il cambiamento climatico, portatori di nuove speranze.
    Nel congresso del 1995 è anche l’ultima volta che ho avuto modo di parlare con un altro maestro, Ernest Mandel, un Ernest certo sempre affettuoso, attento e combattivo, ma anche intristito da quella situazione di disincanto, dal venir meno di molte speranze. Mandel sarebbe scomparso circa un mese dopo la chiusura del congresso, quasi a segnare la fine di una epoca della Quarta Internazionale, come è lo stesso Livio a ricordare.
  10. Certo era prodotto la fine di un periodo storico, ma non la fine della necessità della costruzione di un’alternativa anticapitalista e di un progetto rivoluzionario internazionalista di fronte alla barbarie sociale ed ambientale del capitalismo; tanto meno l’impegno di nuove generazioni militanti che ritroviamo nelle mobilitazioni e rivolte che continuano ad attraversare molti paesi del mondo.
    Le lettura del libro di Livio ci permette di capire meglio una storia, una battaglia politica e sociale non conclusa anche se molto più difficile ancora di quella che la mia generazione si era immaginata nel folgoranti anni ’60 e ’70.
    Livio stesso ha indicato il suo lascito nell’epigrafe del testo:
    Aiutare la nascita di ciò che deve venire al mondo
    è la ragione stessa di esistenza del movimento rivoluzionario.
    Lo abbiamo fatto, a seconda dell’età,
    da ieri, da qualche anno, o da tempo immemorabile.
    Ci sono più ragioni che mai per continuare a farlo.
    Davvero grazie Livio per questo libro e per il lavoro che hai fatto in tutta la tua vita.