Aleksandra Michajlovna Kollontaj

È stata una rivoluzionaria russa di orientamento marxista e femminista, la prima donna nella storia ad aver ricoperto l’incarico di ministra e ad aver figurato come ambasciatrice, nella diplomazia dei grandi paesi europei. Partecipò nel dicembre del 1908 al primo congresso femminile pan-russo organizzando un gruppo di lavoratrici con un proprio programma che si distingueva, per i suoi contenuti classisti, dal suffragismo borghese del movimento femminile europeo. Nel marzo 1917 torna in Russia dove appoggia Lenin; si trova in conflitto però con lui il quale era piuttosto insofferente delle idee libertarie della Kollontaj in campo sessuale. Idee che propugnavano il libero amore, nella convinzione che il matrimonio tradizionale, in una società repressiva e fondata sulla ineguaglianza tra i sessi, fosse una ulteriore produzione di sfruttamento della donna, e sostenevano altresì che la liberazione sessuale era una premessa necessaria alla realizzazione di una libera società socialista. Dopo la rivoluzione, grazie anche alla sua iniziativa, le donne ottennero il diritto di voto e di essere elette, il diritto all’istruzione e a un salario eguale a quello degli uomini. Venne anche introdotto il divorzio e, nel 1920, il diritto all’aborto, abolito nel 1936 da Stalin. Dal punto di vista politico, la Kollontaj divenne sempre più critica nei confronti delle scelte del partito e alla fine del 1920 si schierò con l’Opposizione operaia. Dal 1922, su sua richiesta, cominciarono ad esserle affidati incarichi diplomatici all’estero, venendo così messa nella condizione pratica di non poter più esercitare alcun ruolo politico in URSS. Da allora ricoprì incarichi diplomatici in varie nazioni accettando però, di fatto, il regime stalinista che si era instaurato.

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L’opposizione operaia in Russia