György Lukács

Influenzò attraverso la sua formulazione, in chiave anti-dogmaticistica ed umanistica della teoria marxista, gli esistenzialisti francesi e gli studiosi della cosiddetta Scuola di Francoforte.
Individuò la cultura filosofica irrazionalistica, quale principale matrice ideologica dei fascismi europei.
Tra il 1909 e il 1912 abbiamo i suoi primi scritti relativi all’estetica. Pubblica nel 1920 la teoria del romanzo. Si iscrive al Partito comunista ungherese, nella Repubblica sovietica instaurata da Béla Kun con la rivoluzione del 1919. Prosegue poi il suo impegno di militante del Partito comunista ungherese: nel 1928, Lukács presenta al congresso di partito le sue tesi nelle quali proponeva che, a fronte della dittatura di Miklós Horthy, il partito dovesse proporre l’alternativa politica di una Repubblica democratica, accantonando per il momento l’obiettivo di una Repubblica sovietica.
Il partito ungherese respinse le sue Tesi e il capo indiscusso del partito, Béla Kun, minacciò persino la sua espulsione: Lukács si piegò, facendo autocritica. Nel 1930, divenne collaboratore dell’Istituto Marx-Engels.
Con l’avvento del nazismo, nel 1933, si trasferì a Mosca, lavorando nell’Istituto di Filosofia dell’Accademia delle Scienze e pubblicando in riviste moscovite gran parte dei suoi saggi di critica e di estetica letteraria. Scrive “La distruzione della ragione” opera fu pubblicata in piena Guerra Fredda nel 1954. L’obiettivo di Lukács è quello di ripercorrere il processo filosofico (strettamente intrecciato a quello sociale) che in Germania ha portato all’ideologia del Nazionalsocialismo.