Karl Johann Kautsky

Nel 1871 la Comune di Parigi lo determinò verso l’internazionalismo. Nel 1881 il giovane socialdemocratico si recò a Londra in visita a Marx ed Engels.
Già nei suoi primi scritti del 1881 Kautsky esponeva quelli che rimarranno punti fermi del suo pensiero: l’oppressione non produce rivoluzioni, ma rivolte; la rivoluzione avviene solo quando un sistema è ormai reso instabile dalle proprie contraddizioni interne. Nel saggio del 1893 (“Il parlamentarismo, la legislazione popolare e la socialdemocrazia”) Kautsky approfondiva il tema dei metodi da utilizzare, per affermare che la lotta politica durante il regime borghese e la successiva presa del potere da parte dei socialisti sarebbero avvenute con mezzi democratici e parlamentari.
Nel 1914 scrive “L’imperialismo“. Riguardo alla situazione russa, riteneva che le priorità del nuovo governo rivoluzionario dovessero essere due: la firma della pace con la Germania e l’elezione di un’Assemblea costituente.
Quando i bolscevichi presero il potere nell’ottobre/novembre 1917 il giudizio di Kautsky non fu negativo: infatti i bolscevichi promettevano di realizzare proprio i due obiettivi da lui indicati. Fu lo scioglimento dell’assemblea costituente da parte del Soviet a far cambiare parere a Kautsky circa la Rivoluzione bolscevica. Da quel momento il teorico della socialdemocrazia si concentrò sulla polemica contro il comunismo e in questo senso scrisse molti libri. Alle accuse di Kautsky risposero i due massimi teorici bolscevichi: Lenin scrisse L’Imperialismo, fase suprema del capitalismo nel 1916 e La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky nel 1918, mentre Trockij scrisse Terrorismo e comunismo nel 1920. Il tema centrale della polemica era il concetto di dittatura del proletariato: per Kautsky tale dittatura si sarebbe avuta quando il partito socialista avesse vinto le elezioni e avesse governato da solo, per modificare le strutture economiche in senso socialista, ovviamente indicendo nuove elezioni ad ogni scadenza e quindi sottomettendosi regolarmente al giudizio del popolo. Per i teorici del bolscevismo, invece, la dittatura del proletariato non poteva non fondarsi sulla violenza e non poteva essere vincolata da leggi. In questo erano in effetti più aderenti alla descrizione che faceva Marx di quello che sarebbe stato lo “stato di transizione”.
Per tutti gli anni Venti Kautsky ritenne il nazismo un movimento irrazionale incapace di andare al potere. D’altro canto riteneva la società tedesca, ed in particolare il proletariato, abbastanza solida da respingere ogni tentativo nazista. Poiché riteneva il Comunismo un male analogo ai fascismi, Kautsky si oppose sempre alla politica del fronte unito con i comunisti, sia nel 1932-33 che all’epoca dei fronti popolari: riteneva impossibile un’alleanza fra democrazia e dittatura. Anche quando il Nazismo salì al potere Kautsky si ostinò a ritenere che fosse un fenomeno passeggero. In effetti riteneva che l’irrazionalità intrinseca al Nazismo non ne facesse l’ideologia più efficiente neanche per i capitalisti. Kautsky non poté tuttavia verificare la correttezza della sua tesi: in seguito all’Anschluss dovette emigrare ad Amsterdam, dove morì il 17 ottobre 1938.