Karl Liebknecht

Divenne un esponente marxista durante i suoi studi in legge ed economia politica seguiti a Lipsia e a Berlino. Si oppose alla partecipazione tedesca alla prima guerra mondiale. Il 4 agosto 1914, per disciplina di partito, Liebknecht votò a favore dei crediti di guerra, ma il 2 dicembre 1914 su di una nuova tranche di crediti di guerra, Liebknecht fu l’unico deputato al Reichstag a votare contro. E così ruppe anche l’unità della SPD. Alla fine del 1914, Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches, Paul Levi, Ernest Meyer, Franz Mehring e Clara Zetkin formò la Spartakusbund. La Lega di Spartaco si fece conoscere attraverso il giornale Spartakusbriefe (Lettere di Spartaco), che venne ben presto dichiarato illegale. Liebknecht utilizzò inoltre lo pseudonimo di Spartakus per firmare i suoi scritti.
Liebknecht per il richiamo del gruppo agli argomenti dei bolscevichi russi per una Rivoluzione proletaria venne arrestato ed inviato sul fronte orientale durante la prima guerra mondiale. Rifiutandosi di combattere, prestò servizio seppellendo i morti e, a causa della sua salute cagionevole, gli fu permesso di ritornare in Germania nell’ottobre 1915.
Liebknecht venne arrestato di nuovo il I maggio 1916  a seguito di una dimostrazione contro la guerra tenutasi a Berlino che fu organizzata dalla Lega di Spartaco, e condannato a due anni e mezzo di prigione per alto tradimento, venne rilasciato per amnistia nell’ottobre 1918, al suo rilascio riprese la direzione del gruppo assieme a Rosa Luxemburg e pubblicò il suo organo di partito, la Rote Fahne (Bandiera Rossa). Fu tra i protagonisti della Sollevazione Spartachista di Berlino del gennaio 1919. Questo tentativo rivoluzionario venne brutalmente represso dal nuovo governo socialdemocratico tedesco guidato da Friedrich Ebert, il 13 gennaio Liebknecht, insieme a Rosa Luxemburg, venne rapito dai soldati del Freikorps, portato all’Hotel Eden di Berlino dove venne torturato e interrogato a lungo prima di venire ucciso, il 15 gennaio 1919. È sepolto presso il Cimitero centrale di Friedrichsfelde di Berlino.

Dichiarazione di Karl Liebknecht al Reichstag.
2 dicembre 1914
  “Motivo il mio voto al progetto che ci è oggi sottoposto nel modo seguente.
  “Questa guerra, che nessuna delle popolazioni coinvolte ha voluto, non è scoppiata per il bene del popolo tedesco o di altri popoli. Questa è una guerra imperialista, una guerra per la dominazione capitalista del mercato mondiale e per il dominio politico dei paesi importanti per portarvi il capitale industriale e bancario. Dal punto di vista del rilancio degli armamenti, è una guerra preventiva causata congiuntamente dai partiti della guerra tedeschi e austriaci nella oscurità del semi-assolutismo e della diplomazia segreta.
 “È anche un’impresa di carattere bonapartista tendente a demoralizzare, a distruggere il movimento operaio in crescita. È quello che hanno dimostrato, con chiarezza sempre maggiore e, nonostante una cinica messa in scena destinata ad indurre in errore le coscienze, gli eventi degli ultimi mesi.
 “La parola d’ordine tedesca: ‘contro lo zarismo’, proprio come la parola d’ordine inglese e francese: ‘contro il militarismo’, è servita come mezzo per attivare gli istinti più nobili, le tradizioni e le speranze rivoluzionarie del popolo a vantaggio dell’odio contro i popoli. Complice dello zarismo, la Germania, fino a ora modello della reazione politica, non ha nessuna qualità per svolgere il ruolo di liberatrice dei popoli.
 “La liberazione del popolo russo, come del popolo tedesco deve essere l’opera di questi popoli stessi.
 “Questa guerra non è una guerra difensiva per la Germania. Il suo carattere storico e la sequenza degli avvenimenti ci vietano di fidarci di un governo capitalista, quando dichiara di chiedere i crediti per la difesa della patria.
 “Una pace rapida e che non umili nessuno, una pace senza conquiste, questo è quello che bisogna esigere. Ogni sforzo diretto in questo senso deve essere ben accolto. Solo l’affermazione continua e simultanea di questa volontà in tutti i paesi belligeranti potrà fermare il sanguinoso massacro prima del completo esaurimento di tutte le popolazioni interessate.
 “Solo la pace basata sulla solidarietà internazionale della classe operaia e sulla libertà di tutti i popoli può essere una pace duratura. E’ in questo senso che il proletariato di tutti i paesi deve compiere, anche durante la guerra, uno sforzo socialista per la pace.
 “Acconsento ai crediti fin tanto che siano richiesti per opere capaci di superare la miseria esistente, anche se li trovo del tutto inadeguati.
 “Sono anche d’accordo con tutto ciò che è fatto in favore della sorte dei nostri fratelli sui campi di battaglia, in favore dei feriti e dei malati per i quali io sento la più ardente compassione. Anche in questo caso, niente che venga chiesto sarà troppo ai miei occhi.
 “Ma la mia protesta va contro la guerra, contro quelli che ne sono responsabili, quelli che la dirigono; va alla politica capitalistica che l’ha generata; la mia protesta è diretta contro i fini capitalisti che la guerra persegue, contro i piani di annessione, contro la violazione della neutralità del Belgio e del Lussemburgo, contro la dittatura militare, contro l’oblio completo dei doveri sociali e politici di cui si rendono colpevoli, anche oggi, il governo e le classi dominanti.
 “Ed è per questo che respingo la richiesta dei crediti militari.”
 Karl Liebknecht