Nikolaj Ivanovič Bucharin

Partecipò alle attività studentesche dell’Università di Mosca connesse alla Rivoluzione russa del 1905. Si iscrisse al Partito Operaio Socialdemocratico Russo nel 1906, divenendo un membro della frazione bolscevica. Nel 1911, dopo una breve detenzione, Bucharin fu esiliato, ma poco dopo si trasferì ad Hannover. Durante l’esilio continuò i suoi studi tanto da diventare uno dei maggiori teorici del bolscevismo. Bucharin guidò l’opposizione della Sinistra Comunista al trattato di Brest-Litovsk, sostenendo che invece i bolscevichi dovevano continuare lo sforzo bellico e tramutarlo in una spinta a livello mondiale per la rivoluzione proletaria. Nel 1921 cambiò le sue posizioni e accettò le politiche leniniste, incoraggiando lo sviluppo della Nuova politica economica.
Fu Bucharin inoltre che dettagliò la tesi del “Socialismo in un solo paese” portata avanti da Stalin nel 1924, la quale sosteneva che il socialismo (nella teoria marxista, uno stadio transitorio verso il comunismo) poteva essere sviluppato in una sola nazione, anche se industrialmente sottosviluppata come la Russia. Questa nuova teoria affermava che la rivoluzione non aveva più bisogno di essere incoraggiata nei paesi capitalisti, poiché la Russia poteva e doveva conquistare il socialismo da sola: essa sarebbe diventata un marchio di fabbrica dello stalinismo.
Quando Bucharin si oppose alla proposta collettivizzazione dell’agricoltura fatta da Stalin nel 1928, come risultato venne espulso dal Politburo nel novembre dello stesso anno Bucharin fu parzialmente riabilitato da Stalin nel 1934, ma venne nuovamente arrestato nel 1937 con l’accusa di aver cospirato per il rovesciamento dello stato sovietico. Venne processato pubblicamente nel marzo 1938 durante le Grandi purghe. Fu così condannato e giustiziato dall’NKVD (Commissariato del popolo per gli affari interni). Poco prima del suo arresto, Bucharin fece imparare a memoria il suo testamento alla sua giovane moglie, Anna Michailovna Larina.  La vedova imparò a memoria il testamento e lo dettò solo dopo la riabilitazione del marito, riversandolo in un libro sulla vita di lui.